Sardade III – La riconnessione

Gli esseri umani hanno cominciato a produrre pitture rupestri e simboli più di 30.000 anni fa. Dal Neolitico (10.000 a.C.), fino alle epoche conosciute come Età dei Metalli, Rame (3500-2300 a.C.), Bronzo (2300-700 a.C.) e Ferro, molti simboli incredibilmente sono rimasti simili, se non uguali, anche in terre e contesti lontanissimi tra di loro.

Perchè popoli di terre, tradizioni e lingue diversissime avevano dunque una simbologia simile?

I popoli legati alla Dea Madre, chiamati oggi animisti (di cui parleremo), erano grandi conoscitori dell’animo umano e dunque avanzatissimi spiritualmente. Prima ancora che arrivasse il culto degli “dei olimpici” o del “dio padre”, utilizzavano i simboli che racchiudevano le Leggi universali del Cosmo che conoscevano e per cui vivevano. 

La loro vita quotidiana era dedita ad armonizzare l’essere umano con i ritmi della Natura e del Cosmo, forze spirituali appartenenti alla stessa Fonte che regola la pace materiale (come le stagioni ed i raccolti) ma soprattutto la pace dell’anima (come sapere vivere senza la paura della morte).

Una delle Leggi più importanti è che proveniamo tutti dalla stessa Fonte divina dove nulla muore mai e ad essa torneremo.

In base a ciò sapevano che ogni essere è indispensabile e che siamo tutti legati tra di noi, ospiti della terra solo per migliorare la nostra anima. Dunque, rappresentando determinati simboli si connettevano in un colpo solo a quel preciso significato, rinnovando così la volontà di pensare ed agire secondo le Leggi universali.

Come insegnano gli Indiani d’America, questi simboli “lavorano” anche ora perchè parlano alla nostra anima e ci connettono alle Leggi Universali che reggono sia l’infinitamente piccolo che l’infinitamente grande anche se ne ignoriamo il significato.

Ecco cos’è la Sardade. La malinconia di quando la nostra anima era connessa al Cosmo.

E vogliamo tornare ad esserlo.

Connessi.

2017-08-18T08:51:50+00:00